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TRIBUNALE DI SALERNO: ISCRIZIONE ORDINE, CONTINUA LA SOAP OPERA.

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Pubblicato da in NAZIONE · 20 Ottobre 2019

"Non c'è tirannia peggiore di quella esercitata all'ombra della legge e sotto il calore della giustizia"  MONTESQUIEU

Ancora una volta non sappiamo quale oscure trame possano essere tessute in un sistema giudiziario ove - tra scandali che coinvolgono i magistrati - “l’interpretazione” delle norme, troppe volte lascia margini di autonomia che possono essere utilizzati non per onore di giustizia ma per evitare che la giustizia stessa possa orientare la maggioranza dei cittadini aventi le stesse fattispecie verso azioni legittime di riconoscimento del diritto. E invece no. Quando due Giudici (2) su una stessa ed identica causa che muove le proprie radici del “petitum” da stesse ed identiche motivazioni, non si possono avere sentenze diametralmente opposte, seppur di primo grado. Ed è quello che accade a Pordenone ed a Salerno, due giudici dott. Riccio Gobucci  ( tribunale di Pordenone) e Giovanni Magro (di nome e di fatto) del Tribunale di Salerno emettono sentenze diametralmente opposte…… Non è la prima volta che il Tribunale di Salerno si accanisce contro i pubblici dipendenti cercando, con evidente livore se non fastidio, di sminuire leggi, interpretare cavilli e cavillucci  per decretare che ai dipendenti pubblici non compete nulla…..Qualcosa non va e – tra i due Giudici –  vi è per forza uno in malafede, e che tenta – per l’ennesima volta – di bloccare cause che - seppur debitamente giustificabili e motivate – potrebbero rappresentare un pericolo per le casse dello Stato: non importa che vi è un codice civile chiaro e preciso, non importa che sussista il vincolo di esclusività con l’azienda e la incompatibilità con altri lavori , il vincolo diventa “magicamente” non rigido e pertanto “ può giovare al prestatore per  proporsi per qualunque tipo di relazione lavorativa sul mercato del lavoro, anche di tipo privatistico e senza esclusiva “ (cit. Magro)
 
Nel mentre, anzi prima, il Tribunale del Lavoro di Pordenone ha stabilito che la tassa di iscrizione all’albo professionale degli infermieri - obbligatoria e propedeutica all'esercizio professionale - spetta al datore di lavoro. Si è dimostrato così che l'infermiere ha un contratto di esclusività come un avvocato della Pubblica amministrazione. Il giudice di Pordenone, quindi, sembra affermare un principio generale, valido per tutti i professionisti-dipendenti in esclusività di rapporto e, dunque, non soltanto per gli avvocati.
 
Certo che il Giudice di Salerno si è dovuto affannare per contestare tutti gli elementi rilevati a favore dei dipendenti (circa 200) dal Giudice di Pordenone e bloccare tutte le iniziative che potevano conseguire se l’unica (unica e sola) causa sul rimborso della tassa di iscrizione all’ordine avesse avuto esito positivo. Infatti, al contrario del giudice di Pordenone, rileva che “la legge (art. 7 comma 3 della l.  43/2006) non comporta nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica” evidentemente preoccupato più del “costo” che poteva esporre lo Stato a non si sa quali inenarrabili gravami, che far rispettare quello che è previsto dal Codice Civile. Infatti se la legge che viene citata ammette che “con ciò sottintendendo che l'onere  dell'iscrizione all'albo degli infermieri dipendenti pubblici non possa essere  posto a carico dell'Ente pubblico datore di lavoro, pena la violazione del  divieto di legge in oggetto” (cit. Giudice di Salerno), bisogna ammettere anche che il Codice Civile è anch’essa una legge sovra ordinata e che è violazione di legge anche , come attesta il codice civile, e come riportato dal Giudice di Pordenone non riconoscere il diritto al rimborso. Ma la sentenza di Salerno, a prima vista,  sembra una copia della memoria difensiva dell’ASL…Non è la prima volta che accade e, in altri casi è successo , ad esempio, che  la ASL seppur non costituita , si trovasse magicamente costituita in sentenza , o – addirittura – qualche “Giudice” della Corte di Appello di Salerno (Gibboni, Chianese, Di Benedetto)  ha emesso sentenze a dir poco scandalose: è il caso della sentenza sul  diritto alla mensa che testualmente recita:  “ il Tribunale ha osservato, in particolare, che la pausa per il personale turnista notturno non è prevista dal d.lgs. 66/2003, che ne ha rimesso la disciplina alla contrattazione collettiva nazionale la quale, a sua volta, prevede la salvezza della contrattazione collettiva a livello aziendale. Per quel che concerne i buoni pasto, il giudice ne escludeva la debenza in favore dello ……….., in ragione dell’orario della sua prestazione (dalle 20 alle 8 del mattino).” . Il precedente Giudice di prime cure, però aveva fatto meglio…., infatti (dott. essa Irma Musella , sempre tribunale di Salerno) aveva giudicato che “alla luce di tali principi , e poiché la prestazione del ricorrente si articola nell’orario tra le 20 e le 08 del mattino, e cioè in una fascia oraria nella quale non è ricompreso l’orario del pasto, deve ritenersi che i buoni pasto non siano dovuti.” Chissà che avrebbe detto il Giudice del lavoro del tribunale di Messina (sentenza 498/2015) che citando l’art. 8 del d.lgs. 66/2003 ha sancito che “qualora l’orario di lavoro giornaliero ecceda le sei ore il lavoratore deve beneficiare di un intervallo per pausa….ai fini del recupero delle energie psico – fisiche e dell’eventuale consumazione del pasto…” . In questi giorni si parla di “Sistema Tribunale di Salerno”, sono questi elementi ed orientamenti – insieme a molte altre cose strane capitate a tanti – che fanno pensare che a Salerno non si amministri giustizia…. E dire che basta fare un giro nel Tribunale di Salerno e domandare a qualche avvocato cosa ne pensi dei giudici, per capire che forse il sistema c’è davvero ed addirittura qualcuno ha paura ad esporsi poiché potrebbe essere “segnalato” e perdere sistematicamente tutte le cause…. Basta fare qualche chilometro, poi, ed andare al Tribunale di Napoli e notare la differenza : cause uguali nella forma e nella sostanza vedono soccombenti i lavoratori a Salerno e vincenti a Napoli….
 
Tornando alla sentenza sulla tassa di iscrizione all’ordine, il Giudice Magro del tribunale di Salerno continua :  “Diversamente, per gli infermieri non è riscontrabile alcun rapporto di mandato,  cosicché non è invocabile la disciplina dell'articolo 1719 C.C. L'iscrizione  all'albo - comune, nel caso, sia per gli infermieri del settore privato che per  quelli dell'ambito pubblico – costituisce semplicemente una 'condizione  necessaria' per l'esercizio della professione di infermiere che preesiste o può  preesistere all'instaurazione del rapporto di lavoro, ponendosi quale  presupposto necessario per chi voglia proporsi in tale ruolo, non potendo  esercitare tale mestiere chi non sia iscritto al relativo albo ai sensi dell'art. 2,  co. 3, della legge n. 43/06. Mentre, dunque, per gli avvocati dipendenti da enti pubblici l'iscrizione al relativo albo non può che seguire l'instaurazione del rapporto di pubblico impiego, per gli infermieri l'iscrizione all'albo può ben preesistere a qualunque relazione lavorativa con la pubblica amministrazione, potendo semplicemente giovare al prestatore per proporsi per qualunque tipo di relazione lavorativa sul mercato del lavoro, anche di tipo privatistico e senza esclusiva. In altri termini, l'appartenenza all'albo da parte dell’infermiere garantisce i soggetti terzi che il professionista abbia acquisito i titoli necessari per lo svolgimento della professione e che ne possieda tutti i requisiti, cosicché l'inserimento nello stesso da parte del lavoratore Infatti, pure se, poi, il dipendente realizzi l'intera attività per  conto di un unico datore di lavoro pubblico in regime di esclusività, deve  distinguersi la 'prestazione' realizzata concretamente nell'interesse di questi  (eseguita nell'interesse, dunque, del datore di lavoro), dal presupposto  dell'iscrizione all'albo professionale che sempre occorre per mantenere in  esser un'attività da infermiere e che viene curato dal medesimo lavoratore nel  proprio esclusivo interesse dapprima di proporsi sul mercato del lavoro e, poi, per poter continuare a lavorare in tale ambito (con interesse, quindi esclusivamente del prestatore). In questo senso, così, secondo la soluzione ermeneutica accennata anche nel capo sei della motivazione della sentenza n. 7776 del 2015, si deve ritenere l'iscrizione come strettamente personale, essendo legata all'integrazione del 'requisito professionale' necessario, innanzitutto, per proporsi in tale ambito lavorativo e quindi, poi, successivamente, come, nel caso in parola, magari intrattenere un rapporto di impiego, anche in esclusiva, con un ente pubblico.”
 
Siamo alle comiche: mentre l’Infermiere si propone, per l’avvocato della pubblica amministrazione l’iscrizione al relativo albo non può che seguire l’instaurazione del rapporto di pubblico impiego…Ma che razza di circonlocuzione…. ma perché l’avvocato dell’ente pubblico non si propone?  e per poter operare non è necessario essere iscritto?  Si propone solo l’Infermiere? La condizione di essere necessariamente iscritto è solo dell’Infermiere?
 
Ma questa sentenza apre altre vie ovviamente in maniera assolutamente non voluta dal Giudice… Se l’esclusività non è così rigida, allora non è giusto imporla senza un equo indennizzo. Forse è giusto che lo “Stato” riconosca come ha fatto con i Medici una “indennità di esclusività”. E tocchiamo un altro tasto dolente in cui da un lato si “pretende” l’esclusività per i dipendenti di Comparto senza la relativa indennità, si pretende per i professionisti sanitari che si formino a loro spese e che siano assicurati verso terzi, tutto senza che nulla venga rimborsato sotto forma di indennità a qualsiasi titolo. Al Giudice di Salerno verrebbe da domandare: ma nel sostenimento dei costi dei corsi di formazione “obbligatori” e nella obbligatorietà di assicurarsi, vi è la sussistenza dell’interesse del datore di lavoro, o è semplicemente l’infermiere (o il professionista sanitario) a cui potrebbe giovare per proporsi al datore di essere formato o assicurato? Abbiamo il presentimento che questo Giudice direbbe che l’obbligo di formarsi e di assicurarsi potrebbe preesistere a qualunque relazione lavorativa….
 
Domanderemo alla nostra Federazione (FSI-USAE) che all’ARAN ponga la questione “indennità di esclusività” per il personale di comparto sanitario per indennizzare l’esclusività e che comprenda i costi sostenuti per conto di un unico datore di lavoro pubblico in regime di esclusività e concretamente nell'interesse di questi.
 
Dal lato giudiziario, è chiaro che non ci fermeremo e ricorreremo in tutte le sedi (appello, cassazione, tribunale europeo) anche perché abbiamo capito che in Italia, a partire dai giudici, tutti dicono il contrario di tutto come nella torre di babele. “ancora una volta sono stato fatto oggetto di una sentenza iniqua” dichiara Rolando Scotillo (ricorrente e responsabile sindacale) “Nel tribunale di Salerno hanno paura di parlare finanche gli avvocati delle storture che talune toghe effettuano, per non essere segnalati, da questo momento non saranno tollerati altri atti che appaiono come accanimento contro la persona e per tali motivi sto valutando di denunciare penalmente per violazione di legge e falsa interpretazione di legge i Giudici che hanno emesso la sentenza sul diritto alla mensa. Sulla sentenza per l’iscrizione all’albo attenderemo l’esito dell’appello, ma sia chiaro non si faranno più sconti a nessuno…la legge va interpretata correttamente e non contro i cittadini. Non è trascurabile nemmeno la durata della causa fino al primo grado (4 anni a Salerno, contro i 2 di Pordenone). A Salerno anche in questo siamo ultimi.”




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