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INFERMIERI, RIMBORSO TASSA OPI, LA CORTE DI APPELLO DI SALERNO PONE FINE ALL'ESCLUSIVITA'.

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Pubblicato da in SANITA · 19 Febbraio 2021
la Corte di Appello – Sezione lavoro – di Salerno, nel giudicare se il pagamento della tassa di iscrizione all’ordine professionale fosse di competenza del datore di lavoro pubblico, ha emesso una sentenza che qui possiamo definire storica. Si tratta della prima sentenza in assoluto che libera la nostra professione dai legami dell’esclusività.
La Corte adita, nel formulare la sentenza, dichiara che” Come eccepito dall’Azienda, il vincolo di esclusività per gli infermieri è temperato dalla possibilità – prevista dal CCNL di settore - di svolgere prestazioni a favore di soggetti pubblici e privati, prestazioni aggiuntive e in equipe, fuori dell’orario di lavoro e con ripartizione del compenso”  , opportunità questa che non può essere privata unilateralmente dal datore di lavoro pubblico imponendo l’esclusività e/o l’incompatibilità, assegnando il Giudice - in sentenza - all’ambito delle “facoltà” (possibilità propria o riconosciuta nell'ambito di condizioni naturali o convenzionalmente determinate)  del singolo professionista la possibilità di espletare attività aggiuntive e conclude: “Ne consegue che, a prescindere dalla circostanza se l’appellante si sia in concreto avvalso o meno di tale facoltà, comunque il suo rapporto di lavoro è regolato da disposizioni che gli consentono di espletare attività aggiuntive rispetto alla ordinaria prestazione lavorativa svolta per la ASL. L’iscrizione all’albo professionale degli infermieri, pertanto, non avviene nell’interesse “esclusivo” del pubblico datore di lavoro, rappresentando invece il presupposto per l’accesso da parte del lavoratore ad ulteriori opportunità professionali.”
È una sentenza che farà discutere molto - essendo una sentenza di Corte di Appello - che, in maniera chiara, considera l’Infermiere come un professionista intellettuale che “si propone” sul mercato del lavoro “per qualunque tipo di relazione lavorativa sul mercato del lavoro, anche di tipo privatistico e senza esclusiva.” (citazione Giudice di I° grado). Non vi è dubbio alcuno, in questo caso, che la ASL di SALERNO avendo imposto al professionista la sottoscrizione della “esclusività” e della “incompatibilità” sia andata oltre il limite previsto dalla legge imponendo un gravame aggiuntivo e non previsto, senza corrispondere al professionista stesso alcuna indennità “di esclusività” concessa, invece, ad altre professioni. Questa sentenza arriva - dopo 6 lunghi anni di contenzioso -  dove i sindacati confederali e quelli di categoria non sono arrivati finora: agli Infermieri (ma non solo) va riconosciuta una indennità di esclusività congrua come nel caso di altre professioni intellettuali, in mancanza di detta indennità non si può obbligare unilateralmente alla esclusività di rapporto. Questa sentenza farà riflettere molto di più della sentenza di Pordenone con la quale si è riconosciuto il rimborso delle tasse di iscrizione all'OPI. Valuteremo il ricorso in Cassazione per il riconoscimento del danno da mancata previsione dell’indennità di esclusività, per il mancato guadagno connesso al divieto di prestare attività aggiuntive e per il riconoscimento del rimborso della tassa per gli anni in cui è stato imposto dalla ASL tale esclusività in maniera del tutto unilaterale e non prevista. Infatti la ASL di SALERNO ha imposto l'esclusività ai suoi Infermieri, ma mai ha concesso agli stessi prestazioni aggiuntive , ALPI Istituzionale o attività extramoenia , possibilità questa concessa invece alle professioni mediche e non mediche che in alternativa possono beneficiare di una indennità di esclusività sostanziosa. Tale fatto è fortemente discriminatorio: il professionista sanitario di comparto ha l'obbligo di essere assicurato a proprie spese , deve essere adeguatamente formato a proprie spese, deve pagare a proprie spese una tassa di iscrizione all'ordine professionale di appartenenza a parità delle professioni sanitarie mediche e non mediche , però non ha gli stessi diritti. Questa sentenza tenta di mettere riparo ad una discriminazione evidente eliminando il vincolo di esclusività per questi professionisti. Se vincolo ci deve essere , questo va ristorato con un compenso adeguato altrimenti il professionista ha la "facoltà" di espletare prestazioni aggiuntive rispetto alla ordinaria prestazione lavorativa svolta per la ASL.
La sentenza è stata inviata anche a tutti i Presidenti degli Ordini delle Professioni Sanitarie di Comparto onde intervenire presso il Ministro della Salute e l’attuale Presidenza del Consiglio dei Ministri per compulsarli affinchè si forniscano all’ARAN indirizzi specifici per il riconoscimento attraverso la contrattazione nazionale della cosiddetta “indennità di esclusività” per le professioni sanitarie di Comparto parificando nello specifico, finalmente, le professioni sanitarie alle altre professioni sanitarie mediche e non mediche  a cui detta indennità è riconosciuta da tempo.






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