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CORONAVIRUS, I DATI DELLA FISI, QUALE SCENARIO?

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Pubblicato da in NAZIONE · 16 Marzo 2020
L’infezione da Coronavirus ad oggi ci indica sul versante nazionale che ci sono circa 20.603 persone che hanno la certificazione di essere positivi al virus, di questi 1.809 persone sono decedute con e per Coronavirus. La certezza che la causa di morte sia ascrivibile alla virosi che ci sta affliggendo può essere data solo dall’autopsia. Di certo si sa che la virosi si mostra letale, prevalentemente, su di una fascia di popolazione over 65, ma questa come qualsiasi regola ha sempre le sue eccezioni e qualche caso letale si è avuto anche sotto questa fascia di età.

Il Coronavirus appartiene ai virus “mutati”, che sono dotati di potenziale pandemico, cioè della capacità di provocare epidemie estese in breve tempo a tutta la popolazione del globo. Le caratteristiche del tutto nuove rispetto ai virus circolanti, infatti, fanno sì che la popolazione umana non abbia alcuna protezione immunitaria (acquista naturalmente o per effetto della vaccinazione) nei loro confronti.     




La Regione Lombardia è stata, a partire da Codogno (LO), la più colpita in assoluto. Sotto i dati dei positivi riscontrati ad oggi ed i deceduti paragonati con la Regione Campania che, al momento, è stata colpita in maniera minore.



La virosi sembrerebbe, su di un campione di 100, esitare per l’80% nessun disturbo di rilievo. Per il 20% sarebbe ingravescente, e per il 3/5 % sarebbe grave, tanto da dover ricorrere a cure intensive, poiché darebbe una polmonite bilaterale interstiziale che è causa anche di morte. Su tale complicazione vi è già qualche studio farmaceutico su farmaci che bloccano l’infiammazione creatasi nell’alveolo polmonare con possibilità di regressione.
Ma vediamo i dati della popolazione della Lombardia comparati con la Campania. Tali dati potranno farci fare un ragionamento sulla possibile evoluzione della malattia:    



Un sostanziale 5 % in più di popolazione over 65, a favore della Lombardia, che espone maggiormente la popolazione della stessa Lombardia alla virosi.
Tornando al Coronavirus, esso sembrerebbe avere una alta infettività – ovvero è in grado di infettare facilmente l'ospite -, una virulenza selettiva – ovvero induce lesioni anche letali in pazienti over 65 in condizioni scadenti di salute -, e probabilmente una buona stabilità – ovvero una capacità di vivere per tempi più o meno lunghi fuori dall’ospite – anche se la famiglia di appartenenza (coronavirus) dovrebbe resistere poche ore fuori dall’ospite.
Sotto il tasso di letalità per malattia confrontata tra le due regioni:  



Confrontiamo ora i dati sulla morbilità. La morbilità rappresenta la proporzione degli ammalati in un dato momento, in rapporto al numero di persone "a rischio". Per persone “a rischio" si intendono quelli che, nella popolazione considerata, possono contrarre la malattia in studio.



È chiaro che per ciò che attiene alla differenza di percentuale, essa è dovuta al fatto che la Lombardia - come tempistica – è in una fase di contagio più avanzata, ma ciò ci permette di fare delle previsioni per ciò che attiene alla Campania, o cambiando dati, per tutte le altre regioni.  


Ipotizzando uno scenario di “guerra”, e prendendo ad esempio la Lombardia, cosa succederebbe in Campania? I dati di fabbisogno di posti letto intensivi hanno alla base un conteggio del 5% sui casi certi.


Quindi pur ipotizzando uno stesso indice di morbilità, il fabbisogno di posti letto è inferiore grazie al fatto che in Campania vi è una popolazione minore del 5% per fascia di età > 65 anni. Mentre la Lombardia è allo “scoppio”, per la Campania vi è ancora un buon margine fino a 540 posti letto (in aumento). Nel caso malaugurato di un aumento della morbilità fino all’1,1482, i casi sarebbero 12.000 e la necessità di posti letto intensivi andrebbe a 600. Questo sarebbe il punto di crisi.

A condizioni stabili di trasmissione del virus è difficile ipotizzare una esplosione della virosi in Campania prima di 3 settimane, ovvero tra il 07 aprile ed il 10 di aprile, se si seguono le indicazioni Ministeriali è possibile che l’infezione si blocchi prima, ed a fine mese potrebbe regredire il tutto.  
 
L’isolamento e la quarantena, per le persone positive al virus e per chi ha avuto contatti, la distanza sociale ed il divieto di assembramento per il resto della popolazione, la disinfezione delle strade e dei luoghi pubblici a frequenza giornaliera seguita da almeno 2 disinfezioni settimanali dovrebbero essere, e sono, misure idonee per fermare l’incidenza della malattia (ovvero fermare i casi nuovi). Non sembrano esserci indicazioni per ulteriori restrizioni per la popolazione ed il fatto che alcuni Governatori hanno esuberato nei poteri speciali riservati allo Stato non depone per niente a loro favore, anche perché cavalcare la tigre su enormi sbagli di fabbisogni di posti letto operati proprio dagli stessi non li esime da tutte le loro responsabilità.
 Per la Lombardia si rischia di andare verso “l’immunità di gregge”, ovvero andremo fra 3 settimane – se non ci sarà una regressione del fenomeno - verso un contagio diffuso con un numero elevato di positivi, di guariti, ma anche di morti (stimiamo dai 3 a 4 mila morti a fine pandemia e 50/60 mila casi), le altre regioni – probabilmente – avranno un contagio più diluito nel tempo. Non è dato sapere, attualmente, la data in cui finirà la pandemia da Coronavirus: troppe sono le incognite tra le quali il tempo di sopravvivenza del virus fuori dall’ospite, più esso sarà duraturo, più sarà difficile fermare l’infezione in tempi brevi.  

  





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