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EMERGENZE VIROLOGICHE E GRANDI DISASTRI, LA FISI PROPONE UN PROTOCOLLO.

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Pubblicato da in NAZIONE · 29 Febbraio 2020
In questi giorni le Regioni Italiane, a seguito della modifica del Titolo V della Costituzione, stanno testando con le proprie forze un possibile scenario di epidemia con tendenza a diffondersi rapidamente attraverso vastissimi territori o continenti. Fortunatamente pur avendo, il COVID 19, una elevata infettività – ovvero una capacità alta di penetrare e replicare in un ospite – ha però una virulenza bassa o simile alle comuni influenze. Tale fatto, fortunatamente, non ha generato finora esiti letali maggiori di quelli di una comunissima o banale influenza stagionale.
Essendo la percentuale delle persone infettate per l’ 80% dei casi con manifestazione di sintomi blandi e gestibili, nel 20% delle persone con seri problemi respiratori tali da richiedere il ricovero e solo nel 3- 5 % dei casi con complicanze da terapia intensiva, le misure contenitive previste dopo l’allarme con un unico obiettivo di contenere e rallentare la circolazione del virus sono e restano del tutto condivisibili: infatti se si ipotizza , per un solo momento, che ci siano teoricamente 5.000.000 di persone infette, il solo 20 % porterebbe ad 1.000.000 di persone che dovrebbero essere ricoverati e circa 250.000 persone che dovrebbero essere assistiti in terapia intensiva. Veramente troppo per dei sistemi sanitari regionali basati, come posti letto, su indici di patologia!
Nella giornata di oggi la FISI ha inviato al Presidente del Consiglio ed al Ministro della Salute e per conoscenza anche al Ministro della Difesa un protocollo, ovvero un complesso di prescrizioni di comportamenti  standardizzati per tutti gli operatori a cui viene richiesto  il raggiungimento di un particolare risultato, per  emergenze batteriologiche, virologiche e grandi disastri. L'esperienza di Codogno (LO) ha fatto maturare l'idea di proporre un protocollo specifico che , in caso di grave bisogno con rischio per la incolumità nazionale, possa affrontare in maniera adeguata la problematica prima che avvenga una rapida diffusione dell'infezione a livello nazionale . Ad inviare la proposta è stato il Segretario Generale della FISI, Rolando Scotillo, che ha affermato: "A partire da Codogno, tutta la Lombardia ha dimostrato che in situazioni di grande emergenza batterica o virale di ordine nazionale per la possibilità di contagio, non basta essere il primo della classe. Immaginiamo, per un solo ed altro momento, che lo scenario non sia quello di un virus che abbia fatto il salto di specie - come il coronavirus - ma sia lo scenario di un attacco batterico o virale terroristico o comunque di una vera e propria guerra “biologica” con diffusione di batteri o virus letali: con questo sistema ad esclusiva competenza regionale i morti sarebbero già stati oltre mille con reali possibilità di contagio per tutta la popolazione italiana." Per tali motivi la Segreteria Generale della FISI ha condiviso i quesiti lanciati dal Presidente del Consiglio in conferenza stampa sul riparto delle competenze in tema di sanità tra lo Stato e le Regioni. Pur essendo la sanità delegata alle Regioni per effetto della modifica del Titolo V della Costituzione , non dimentichiamo che nelle emergenze batteriologiche e virologiche nazionali è lo Stato che deve intervenire, poiché il contagio da possibile loco-regionale può divenire extra regionale e quindi di ordine nazionale. La FISI non ha chiesto , né sarebbe possibile vista la normativa vigente di rango costituzionale, un ritorno di competenze allo Stato, bensì una migliore regolamentazione di aspetti e competenze che esuberano dalle competenze regionali. Restiamo tutti in attesa che il Governo e le regioni, su tali aspetti, possano condividere nuove modalità di integrazione tra i diversi poteri dello Stato comunque concorrenti.



1 commento
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SINDACATO
2020-03-07 14:54:00
In Rif. alla normativa vigente (d. lgs. 81/2008), la responsabilità di tutelarle gli operatori sanitari dal rischio biologico è in capo al datore di lavoro (direttori generali e direttori sanitari) il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul lavoro di cui al D.Lgs 81/08 secondo quanto indicato nell’articolo 31 modificato dall’art. 32 del decreto-legge 69/2013 convertito con modificazioni dalla Legge 98/2013, In ogni azienda o unità produttiva il datore di lavoro deve organizzare OBBLIGATIORAMENTE il SERVIZIO DI PREVENZIONE E PROTEZIONE costituito da un Responsabile (R.s.p.p.) e dagli addetti (A.s.p.p.).
I compiti del Servizio di prevenzione e protezione sono
dall'individuazione dei fattori di rischio, alla valutazione dei rischi e all'individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrita’ degli ambienti di lavoro, nel rispetto della normativa vigente sulla base della specifica conoscenza dell'organizzazione aziendale;

   l'elaborazione, per quanto di competenza, delle misure preventive e protettive di cui all'articolo 28 comma 2 T.U., e i sistemi di controllo di tali misure;

   l'elaborazione delle procedure di sicurezza per le varie attivita’ aziendali;

le proposte di programmi di informazione e formazione dei lavoratori;

 la partecipazione alle consultazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, nonché alla riunione periodica nelle aziende che occupano oltre 15 lavoratori;

 la fornitura ai lavoratori delle informazioni di cui all'articolo 36 T.U.

in questa delicata fase di emergenza sanitaria di attivare il Servizio di Prevenzione Aziendale con sopralluoghi a mezzo di Tecnici ASPP in collaborazione con gli RLS Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza in modo da effettuare il monitoraggio, controllo informazione-formazione  in materia di Salute e Sicurezza sul Lavoro in particolare sulla avvenuta consegna ed utilizzo di tutti i DPI -Disposotivi Individuali di Sicurezza ai lavoratori in particolare dal rischio biologico da COVID-19.
Nel Ringraziarvi invio cordiali saluti.

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